Tumori: in arrivo una nuova tecnica per la mammografia
Un team di ricercatori finanziati dall'UE ha sviluppato un nuovo tipo di tecnica per la mammografia che usa l'imaging molecolare e che potrebbe aiutare a scoprire prima il cancro al seno. Il dispositivo MAMMI, spiega un comunicato del Consiglio nazionale Spagnolo per la Ricerca (CSIC) che ha coordinato lo studio, offre la più alta risoluzione e sensibilità attualmente disponibili. Questo significa che sarà usato principalmente per la diagnosi precoce del cancro al seno e per valutare come i pazienti rispondono alla chemioterapia. Per catturare un'immagine con questo dispositivo, la paziente si stende in posizione prona su un tavolo disegnato per questo scopo e mette un seno in una delle aperture. Josè Maria Benlloch del CSIC, spiega al notiziario Cordis come questo potenzia significativamente la "visualizzazione e la diagnosi", visto che i tumori sono a volte "molto vicini alla base del muscolo pettorale". Nelle prime fasi del cancro, le cellule maligne si moltiplicano in modo incontrollato e dopo qualche anno la lesione diventa visibile con le attuali tecniche. In seguito, la lesione si estende e ci vuole circa un altro anno perchè sia rilevabile al tatto. Le attuali pratiche di diagnosi e le mammografie tradizionali si basano su immagini morfologiche e di conseguenza non riconoscono il cancro finchè non c'è una lesione; al contrario, una radiografia della ghiandola mammaria fatta con il dispositivo MAMMI si basa sulla tecnica di tomografia a emissione di positroni (PET) per la diagnosi del cancro al seno, che offre una serie di vantaggi. La tecnica PET nel dispositivo MAMMI misura l'attività metabolica del tumore localizzando l'alto assorbimento di glucosio da parte delle cellule cancerose. ''Questo - ha spiegato l'esperto - permette agli specialisti di rilevare la malattia molto prima, uno sviluppo che sarà accolto positivamente per chi ne soffre; la ricerca condotta finora conferma che la diagnosi precoce riduce la mortalità del 29 per cento''. Salute sessuale maschile
Malattie rare e screening neonatale: individuarle precocemente per poterle curare
Le malattie rare sono patologie che colpiscono non più di 5 pazienti su 10.000 abitanti. Rare, se considerate singolarmente, ma molto diffuse nel loro insieme: si stima che esistano tra 5.000 e 8.000 diverse malattie rare, che colpiscono il 6% e 8% della popolazione in totale.
Alcune di esse sono patologie ereditarie che colpiscono fin dalla nascita e che per essere curate necessitano di un trattamento tempestivo: l’individuazione precoce è dunque una delle due condizioni principali, insieme alla disponibilità di cure efficaci.
Oggi la tecnologia consente di individuare con relativa facilità alcuni difetti genetici che sono all’origine di molte malattie rare. Basta una sola goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato e una tecnica analitica chiamata spettrometria di massa (Tandem Mass Spettrometry). “Con questa tecnica siamo in grado di identificare la presenza di un centinaio di molecole e di tenere sotto controllo almeno 40 errori congeniti del metabolismo” - afferma il Dott. Giancarlo la Marca, responsabile del Laboratorio di Spettrometria di Massa, Chimica Clinica e Farmacologia della Clinica di Neurologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze.
Tra le malattie ereditarie che possono essere individuate e curate vi sono i disturbi del ciclo dell’urea e la tirosinemia ereditaria di tipo I, trattabili, rispettivamente, con il fenilbutirrato di sodio e il nitisinone.
“La condizione perché una malattia venga ricercata attivamente con un protocollo di screening è che esista una terapia adeguata ed efficace per quella malattia – spiega il Dott. la Marca. - Identificare un difetto genetico prima che questo provochi un sintomo clinico, mette il pediatra in condizione di iniziare tempestivamente una terapia che, di solito, è in grado di rendere pressoché normale la vita di molti bambini, i quali, altrimenti, potrebbero non sopravvivere o essere condannati a gravi disabilità”.
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